
Italiana · 1885–1973
Filippo Figari (Cagliari, 1885 – Sassari, 1973)
Nell’excursus temporale delle figure artistiche che hanno “abitato” Atzara, una parte rilevante la occupa il pittore cagliaritano Filippo Figari, una delle figure più rappresentative dell’arte sarda del Novecento. Negli anni della giovinezza stringe amicizia con Giuseppe Biasi a Sassari e con Mario Paglietti[1], entrambi lo aiuteranno nella formazione e maturazione artistica. Figari avrà modo di conoscere Ortiz Echague ad Atzara dal quale riprenderà lo spiccato gusto folcloristico. Figari, tra gli artisti sardi, è sicuramente colui che più si avvicinerà alle tematiche care agli spagnoli. Il linguaggio artistico di Figari ai primi del ‘900 sarà caratterizzato dalla compresenza di due lessici differenti: il primo si rifà alle tendenze dell’Art Nouveau, l’altro ha un accento più naturalistico influenzato dal confronto con gli spagnoli. Dopo il soggiorno romano per motivi di studio, rientra nell’isola nel 1910 e nel 1911 vince il concorso per la decorazione interna della sala dei matrimoni del palazzo civico di Cagliari tema: L’amore in Sardegna. Il diffuso interesse per il primitivo porta la nuova immagine della Sardegna al centro dell’attenzione, contribuendo in modo decisivo ad inserire le arti figurative isolane nel processo di presa di coscienza nazionale che caratterizza il dibattito regionale. Imperniato sulla figurazione stilizzata delle Secessioni, il primitivismo folklorico traduce in un’affascinante modernità il sogno di una agognata autonomia culturale. In questo momento in Italia si diffonde l’interesse per una cultura regionalista dalla quale Figari sarà influenzato come si evidenzia nei cicli pittorici degli anni ’10 e ’20 che mostrano l’intensa vocazione sardista del pittore. I lavori di decorazione del Palazzo Civico di Cagliari segnano una svolta nell’arte sarda del primo Novecento. Gli incarichi, assegnati nel novembre del 1911, includono pittori e scultori tra i più noti dell’Isola (Ciusa, Figari, Delitala, Melis Marini, Cao, Fadda, Ghisu). È un fatto epocale, perché non era mai accaduto che commissioni di tale importanza venissero affidate ad artisti del luogo. Figari ottiene la Sala dei Matrimoni, per la quale elabora un progetto di grande respiro dedicato a L’amore in Sardegna, puntando in modo deciso sulla rappresentazione della vita e del folclore sardo nel quale torneranno le famose modelle di Atzara e stavolta anche di Busachi.
Negli anni Venti, Filippo Figari prese dimora ad Atzara nell’aristocratico palazzo dei Conti di San Martino, dove poté attrezzare uno studio ampio e idoneo ad ospitare le grandi tele per la sede delle Corporazioni del Palazzo di Piazza Carmine a Cagliari e della pala La moltiplicazione dei pani della Parrocchiale di Arborea oltre ad un notevole numero di quadri da cavalletto. «Casa Figari costituiva nell’Atzara degli anni Trenta un richiamo di aristocratica sacralità. Era egli stesso, in quanto personaggio, oggetto di sconfinato rispetto e venerazione». Nel 1935 Figari ottiene l’incarico per la direzione del nascente Istituto D’Arte per la Sardegna a Sassari. Filippo Figari in una delle frequenti conferenze nell’aula magna dell’Istituto d’arte di Sassari, confessava apertamente la suggestione e la grande influenza esercitata dai giovani pittori spagnoli sugli artisti sardi di quel momento. Analoga dichiarazione fu fatta da Stanis Dessy in una conferenza sempre nell’Istituto d’arte di Sassari nel qual insegnava: «Ma soprattutto influirono su me e su tanta pittura sarda che è venuta dopo gli spagnoli di Atzara. Di costoro e della loro opera si parlava come qualcosa che tutti avremmo dovuto conoscere. Il Pranzo a Mamoiada di Ortiz era considerato il nonno se non il padre di tutta la pittura sarda che si è sviluppata in quegli anni ruggenti del nostro folklore». La prolungata presenza di Figari ad Atzara, gli consentì di individuare spiccate capacità artistiche in alcuni ragazzi che frequentavano abitualmente il suo studio; tra questi Emanuele Muggianu, che in seguito diventerà frate, pur continuando a dipingere – sua è la rappresentazione della Via Crucis presente nella Parrocchiale di Sant’Antioco ad Atzara – e Antonio Corriga che indirizzò agli studi superiori, rientrato in Sardegna dopo gli studi all’Accademia di Firenze, divenuto uno degli artisti sardi più apprezzati nella seconda metà del secolo scorso.
[1] Mario Paglietti (Porto Torres 1865 – Sassari 1943) pittore
[2] Busachi è un comune italiano situato nella provincia di Oristano
[3] A. Corriga, L’Unione Sarda, Cagliari, 14 agosto 1995
